Dal porcellum al porcellum
E’ la soluzione più sensata, e forse proprio per questo non l’adotteranno. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano presentano stamattina in Senato, con una conferenza stampa (che riserverà anche sorprese), una nuova legge elettorale alla francese, con il doppio turno, abbinata a una bozza di riforma costituzionale d’impianto coerentemente semipresidenzialista.
6 AGO 20

E’ la soluzione più sensata, e forse proprio per questo non l’adotteranno. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano presentano stamattina in Senato, con una conferenza stampa (che riserverà anche sorprese), una nuova legge elettorale alla francese, con il doppio turno, abbinata a una bozza di riforma costituzionale d’impianto coerentemente semipresidenzialista. Anche il Partito democratico, dopo aver assecondato (e poi abbandonato) un progetto proporzionalista e tedesco coltivato da Luciano Violante in società con Gaetano Quagliariello (per il Pdl), adesso sostiene – almeno lo fa pubblicamente – le virtù del sistema francese, cioè quel “doppio turno” che nella specialissima condizione di fragilità che vive la politica italiana nell’èra tecno-montiana garantirebbe un bipolarismo inclusivo e funzionante. D’altra parte il doppio turno garantisce – si sa – spazi di competizione ai partiti più piccoli, irrobustisce la capacità trainante dei partiti maggiori e ha l’indiscusso pregio, oltre a quello di tagliare le unghie alle ali estreme (vedi il Fronte nazionale di Marine Le Pen a Parigi), anche di essere garanzia certa di governabilità.
Insomma, nell’Italia che consuma la crisi nera del centrodestra berlusconiano, nell’Italia dell’astensionismo crescente e del beppegrillismo di protesta, il sistema francese rappresenta con ogni evidenza una soluzione avveduta per accompagnare fuori dai marosi un sistema politico e istituzionale scossi.
Ma intorno a questi possibili negoziati tra Pdl e Pd (cui nemmeno l’Udc di Casini formalmente sembra volersi sottrarre), e sull’ambizioso progetto, gravano le solite, dense, certamente legittime (ma non per questo meno scure) nubi dell’opportunismo, del calcolo di vantaggio dei singoli partiti. Alfano si appresta a proporre il doppio turno, ma il segretario del Pdl sa bene che questa soluzione – nei termini cinici di una logica di vantaggio – allevia le sofferenze del centrodestra in crisi di consenso e di identità ma contemporaneamente frustra (o perlomeno rimette in discussione) la vittoria elettorale che il Partito democratico si dice certo di poter raccogliere alleandosi con Nichi Vendola e Antonio Di Pietro grazie all’attuale legge elettorale, il cosiddetto “porcellum” che tutti vorrebbero abbattere con raffiche di parole ma che nessuno ha finora nemmeno scalfito con l’unico stumento adatto allo scopo: il processo parlamentare. La riforma elettorale è ferma intorno a un nebuloso “tavolo tecnico” che dovrebbe riunirsi dopo il 2 giugno. Massimo D’Alema, che ha sempre l’aria di saperne più di tutti, si è già proiettato in avanti offrendo l’immagine di uno scenario prossimo: “Occorrerà organizzare le primarie per scegliere i candidati del Pd al Parlamento”. Che vuol dire? Niente preferenze, niente uninominale, niente doppio turno. Viva il porcellum!
Ma intorno a questi possibili negoziati tra Pdl e Pd (cui nemmeno l’Udc di Casini formalmente sembra volersi sottrarre), e sull’ambizioso progetto, gravano le solite, dense, certamente legittime (ma non per questo meno scure) nubi dell’opportunismo, del calcolo di vantaggio dei singoli partiti. Alfano si appresta a proporre il doppio turno, ma il segretario del Pdl sa bene che questa soluzione – nei termini cinici di una logica di vantaggio – allevia le sofferenze del centrodestra in crisi di consenso e di identità ma contemporaneamente frustra (o perlomeno rimette in discussione) la vittoria elettorale che il Partito democratico si dice certo di poter raccogliere alleandosi con Nichi Vendola e Antonio Di Pietro grazie all’attuale legge elettorale, il cosiddetto “porcellum” che tutti vorrebbero abbattere con raffiche di parole ma che nessuno ha finora nemmeno scalfito con l’unico stumento adatto allo scopo: il processo parlamentare. La riforma elettorale è ferma intorno a un nebuloso “tavolo tecnico” che dovrebbe riunirsi dopo il 2 giugno. Massimo D’Alema, che ha sempre l’aria di saperne più di tutti, si è già proiettato in avanti offrendo l’immagine di uno scenario prossimo: “Occorrerà organizzare le primarie per scegliere i candidati del Pd al Parlamento”. Che vuol dire? Niente preferenze, niente uninominale, niente doppio turno. Viva il porcellum!